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Dadamaino ( Eduarda Maino )

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Biografia di Dadamaino ( Eduarda Maino )

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Dadamaino 
(Milano 1930 – 2004)
Dadamaino 
(Milan 1930 – 2004)
Eduarda Emilia Maino, in arte Dadamaino, nasce il 2 ottobre del 1930 a Milano, dal funzionario del genio civile Giovanni Maino e dalla tranquilla casalinga Erina Saporiti. Dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di medicina, ma nonostante la laurea non eserciterà mai la professione. Vivace, irrequieta e curiosa, agli inizi degli anni Cinquanta si avvicina da autodidatta al mondo dell’arte iniziando a frequentare il Bar Jamaica di Brera, lo storico “Caffè degli artisti”, punto d’incontro della vita artistica e intellettuale milanese del tempo. Qui conosce Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi con cui nel 1959 dà vita alla rivista Azimuth ed all’omonima galleria, teoricamente vicina ai contemporanei gruppi europei (il Gruppo Zero in Germania, il gruppo Nul in Olanda e il gruppo Motus in Francia). Sono questi gli anni in cui inizia a partecipare a personali e collettive, e in cui rimane profondamente colpita dalle opere di Lucio Fontana, sul cui esempio inizia a realizzare la famosa serie dei Volumi: tele lasciate grezze o accuratamente dipinte con tempere monocrome (bianco, blu, nero), su cui pratica con metodica precisione dei fori ellittici che aprono grandi squarci ovoidali nello spazio. Dall’unicità del gesto Dadamaino passa presto al concetto di moltiplicazione, e sulla stessa scia nascono, poco dopo, i Volumi a moduli sfasati, fogli di plastica che, dopo essere stati fustellati regolarmente a mano, vengono tesi sul telaio, sovrapposti in più strati e poi perforati a distanza regolare con buchi sempre più piccoli e numerosi che creano – attraverso un gioco di pieni e vuoti, luci ed ombre – dei veri e propri reticoli visivi. Una manualità quasi seriale che si ritrova anche nei Rilievi modulari a scaglie, dove utilizza materiali sempre più rigidi e tridimensionali. Nei primi anni Sessanta si avvicina alle discipline matematico-scientifiche da cui prendono vita gli Oggetti ottico - dinamici, composizioni costituite da placchette metalliche fresate, suddivise in nove segmenti quadrangolari e sovrapposte fino a dare l'impressione di un flusso dinamico e in continua evoluzione. Nello stesso periodo tiene una personale allo Studio N di Padova ed è presente alla “Sezione sperimentale” del XII Premio Lissone. Nel 1962 realizza la sua prima esposizione personale in Germania, presso la Galerie Senatore di Stoccarda, mentre allo Stedelijk Museum di Amsterdam viene inaugurata la collettiva “Nul” dove figura accanto a Castellani, Dorazio, Fontana, Lo Savio e al grande amico Manzoni. In questi anni è, insieme a Getulio Alviani, Bruno Munari, Raphael Soto e Enzo Mari, tra i fondatori del movimento Nuova Tendenza, con cui partecipa a numerose rassegne internazionali, continuando parallelamente l’esplorazione e l’utilizzo di materiali nuovi come il plexiglass e l’alluminio. Nel 1965, in occasione della mostra realizzata a Zagabria, presenta Ricerca n. 1, un cortometraggio che, recuperando alcuni aspetti del cinema avanguardista degli anni Venti e Trenta, indaga l’aspetto progettuale di una sua opera ottico - dinamica, in cui le linee tracciate su un disco producono – per effetto del movimento e della luce – una percezione indefinita dell’ambiente circostante. Un’applicazione che sperimenterà qualche anno dopo nella mostra Campo Urbano a Como (1969), e nella personale alla galleria Diagramma di Inga-Pin a Milano (1970). Nella prima propone di spargere sulla superficie del lago comasco delle tavolette di polistirolo ricoperte di vernice fosforescente, in modo da creare un effetto volutamente straniante; nella seconda dispone per tutto lo spazio della galleria delle strisce di carta plastificata che attraverso la luce di Wood generano un moto cinetico. Influenzata dalla cosiddetta “arte programmata”, nella sua ricerca si accentua l'indirizzo optical che la porterà a realizzare la serie dei Componibili, piccoli tessere quadrate di celluloide bianca o colorata – oppure tessere magnetiche, anch’esse mobili, poste su una lastra di metallo – che scorrono lungo un filo di nylon, creando combinazioni volubili e sempre nuove. Inizia in questi stessi anni (1966-1968) il ciclo dedicato alla Ricerca del colore, in cui l’artista analizza su base scientifica le infinite variazioni cromatiche dello spettro solare. Ottiene così un centinaio di tavole contenenti fino a 4000 tonalità in cui leggere, di volta in volta, il vero valore cromatico. Da questa meditata elaborazione nascono i Cromorilievi, studi sulla luce e sul movimento realizzati mediante la costruzione di strutture su tavola dove dei tasselli in legno vengono posizionati in modo tale da creare effetti cinetici a seconda dell’angolo visuale da cui vengono osservati. Negli anni Settanta si concretizzano le sue inarrestabili ricerche sul segno che, partendo dall’impulso irrazionale della psiche umana, convergono nella creazione di un vero e proprio alfabeto mentale. Nasce l’Inconscio razionale, una sorta di “scrittura della mente” fatta di linee dal tratto variabile, di andamenti tremuli e distorti, creati dalle impercettibili tensioni trasmesse alla mano, e guidate non più dalla mente bensì dal subconscio. Superfici scure e monocrome dove minuti segni bianchi vengono disposti secondo una struttura ortogonale e una regolarità non pianificata che plasma infinite trame sospese. Nell’estate del 1976 il massacro dei profughi palestinesi a Tall al Zaatar ispira all’artista il suo più consistente corpus di lavori: tracciando sulla sabbia delle linee, due corti segmenti verticali che ne contengono uno orizzontale (in un modulo ripetibile all’infinito), l’artista ottiene infatti una sequenza lineare molto simile ad una forma di scrittura. «Una protesta scritta sulla sabbia» che esprime la sua solidarietà, e allo stesso tempo la sua ribellione, contro la violenza e la criminalità. È da qui che prende forma Lettera a Tall al Zaatar, la Lettera 1 di quello che sarà L’Alfabeto della mente, un “alfabeto senza suono”, un microcosmo di caratteri inventati e costituiti attraverso la ripetizione ossessiva di segni di tipo alfabetico che invadono e foderano l’intera superficie. Nello stesso periodo espone allo Studio Casati di Merate, alla Galleria Spriano di Omegna, all’Arte Struktura e al Salone dell’Annunciata di Milano. Dal 1978 al 1981 le lettere incominciano ad occupare fogli di dimensioni sempre più grandi e di diverso colore, per sottolineare la presenza di eventi dispersi della grande storia, quelli che Dadamaino chiama significativamente I fatti della vita. Ecco che i segni già presenti nell'Alfabeto della mente, rompendo definitivamente con l’idea e la forma del quadro, si ripetono costantemente in intervalli regolari che determinando una sequenza intermittente di “segno-pausa-segno-pausa”. 560 chine su tela e carta verranno esposte nella sala personale dedicatale alla Biennale di Venezia del 1980 e presso la grande antologica organizzata nel 1983 dal Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, dove fogli, carte e tele arriveranno a coprire le pareti creando un’instancabile accumulo visivo. Nel 1981 espone all’Institut für Moderne Kunst di Norimberga, alla Galerie Walter Storms di Villingen e alla Plurima di Udine, mentre nel 1982 si trova a Varese, al Museo Butti di Viggiù. Dai primi anni Ottanta lavora al famoso ciclo delle Costellazioni, in cui il segno torna a disporsi confusamente sullo spazio bianco del foglio. I segni di addensano, si diramano e si sovrappongono in totale libertà, come preludio alla serie intitolata Movimento delle cose (1987-1993), presentata alla Biennale di Venezia del 1990. Alla carta e alla tela si sostituisce il poliestere su cui l’artista interviene attraverso l’uso di mordenti volti a scalfire la superficie con minutissimi trattini che si aggregano e si disperdono in un “macrocosmo” sempre più metafisico e rarefatto. Tra il 1993 e il 1994 tiene numerose personali in Svizzera e in Italia, e nel 1995 viene invitata a Esslingen alla mostra “Zero Italien. Azimuth/Azimut 1959/60 in Mailand Und heute”. La ricerca di Dadamaino ha ormai raggiunto l’ultima tappa della sua ricerca: nasce la serie Sein und Zeit (1996-1997) dove il poliestere libero da imbragature – e con la sua rifrazione luminosa – permette al segno di raggiungere la massima libertà e tridimensionalità, in un totale rifluire materico. In questi anni tiene un’importante personale alla Stiftung für Konstruktive und Konkrete Kunst di Zurigo e viene invitata all’esposizione “Il rinnovamento della pittura in Italia” realizzata presso il Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Nel 2000 il Museo di Bochum gli dedica un’ampia antologica, suggellando il debito tedesco verso questa grande artista e la sua eclettica produzione. Dadamaino muore a Milano il 13 aprile del 2004. Eduarda Emilia Maino, known in art as Dadamaino, was born on 2nd October 1930, in Milan, to a civil engineering functionary father, Giovanni Maino, and quiet housewife mother, Erina Saporiti. After studying a classical education she enrolled at the faculty of medicine, but despite earning her degree she never practised in the profession. Vivacious, restless and inquisitive, at the beginning of the Fifties she moved, self-taught, towards the world of art. She began to frequent the Bar Jamaica in Brera, known as the "Artist's cafe" a place where Milan's artists and intellectuals of the time met and mixed. It was here that she met Piero Manzoni, Enrico Castellani, and Agostino Bonalumi, with who in 1959 she started the Azimuth rivista (magazine) and the gallery of the same name, theoretically akin to the contemporary European groups (the Zero Group in Germany, the Nul group in Holland, and the Motus group in France). These were the years when she began to take part in solo and collective exhibitions, and when she was profoundly affected by the work of Lucio Fontana. Following Fontana's example she began the creation of the famous Volumi (Volumes) series: canvases left untreated or carefully painted with tempera in monochromatic tones (white, blue, black), which with methodical precision she covered with elliptical holes that open large ovoid rips in space. From the uniqueness of the gesture, Dadamaino soon moved on to the concept of multiplication, and in the wake of this not long afterwards began work on Volumi a moduli sfasati (Volumes with out-of-phase modules), layer upon layer of plastic sheets perforated with equidistant holes that become smaller and smaller and more numerous to create - through an interplay of light and shadow - true visual lattices. An almost serial manual ability that can also be found in Rilievi modulari a scaglie (Modular reliefs in scales), for which she used ever more rigid and three-dimensional materials. In the first years of the Sixties, she gravitated towards the mathematical - scientific disciplines from which she drew inspiration for Oggetti ottico - dinamici (Dynamic-optical objects) compositions made up of milled metal plates, divided in nine quadrangular segments that are overlaid to create the impression of a dynamic flow in continuos evolution. In the same period she had a solo exhibition at the Studio N in Padua and was present in the "experimental section" of the 12th edition of the Premio Lissone. In 1962 she held her first solo exhibition in Germany, at the Galerie Senatore in Stuttgart, whereas at the Stedelijk Museum in Amsterdam she participated alongside Castellani, Dorazio, Fontana, Lo Savio and her great friend Manzoni, at the collective "Nul". During these years she was one of the founders of the Nuova Tendenza movement along with Getulio Alviani, Bruno Munari, Raphael Soto, and Enzo Mari, with who she participated in numerous international shows, continuing at the same time to explore and use new materials such as Plexiglas and aluminium. In 1965, on the occasion of the exhibition in Zagreb, she presented Ricerca n. 1 (Research No. 1) a short film that by re-using some aspects of the avant-garde cinema of the Twenties and Thirties, looks into the design aspect of one of her dynamic-optical pieces, in which the lines traced on a disc produce - due to the effects of movement and light - an indefinite perception of the surroundings. An application that a few years later she experimented in the exhibition Campo Urbano (Urban Field) in Como, and in the solo exhibition at Inga-Pin's Diagrammagallery in Milan. In the first she proposed to scatter small slabs of polystyrene covered with phosphorescent paint over the surface of the lake, in order to create a purposely estranging effect; in the second she deployed strips of laminated paper throughout the gallery that with the use of Wood's Lamps generated a kinetic motion. Influenced by so called "programmed art", her research showed a decided trend towards the optical that led her to create the series Componibili (Combinable), small white or coloured square tiles of celluloid - or else magnetic tiles, also mobile, placed on a sheet of metal - that slide along nylon threads, creating mercurial and always new combinations. In these same years (1966-1968) she began the series dedicated to Ricerca del colore (Colour research), in which the artist scrupulously analyses - on a scientific basis - the infinite chromatic variations of the sunlight spectrum. The result is hundreds of pieces containing up to 4000 tones where we can read, time after time, the true chromatic value. This meditated elaboration paved the way for Cromorilievi (Colour reliefs), studies on light and movement realised by constructing structures on a board where blocks of wood are positioned in such a way as to create kinetic effects that change depending on the angle from which they are observed. In the Seventies her relentless research into marks began to solidify, research paths that had started with the irrational impulse of the human psyche and converged in the creation of a true alphabet of the mind. She created the Inconscio razionale(Rational subconscious) a sort of "writing of the mind" made up of lines of various lengths, tremulous and distorted, created by the imperceptible tensions transmitted to the hand and guided not by the mind but the subconscious. Dark and monochromatic surfaces where minute white marks are deployed following an octagonal structure and an unplanned regularity that moulds infinite suspended threads. In the summer of 1976, the massacre of Palestinian refugees in Tall al-Za'tar inspired Dadamaino to create what would become her most substantial corpus of work: by tracing lines in sand, two short vertical segments that contain a horizontal one (a module that can be infinitely repeated), the artist obtained a linear sequence very similar to a form of writing. "A protest written in the sand" to express her solidarity, and at the same time her rebellion against violence and criminality. This is how Lettera a Tall al Zaatar (Letter for Tall al-Za'tar) was born, Lettera 1 (Letter 1) of what was to be L’Alfabeto della mente (The mind's alphabet), an "alphabet with no sounds", a microcosm of characters invented and made through the obsessive repetition of alphabet-like marks that invade and cover the whole surface. In the same period she exhibited at the Studio Casati in Merate, the Galleria Spriano in Omegna, the Arte Struktura, and at the Salone dell’Annunciata in Milan. From 1978 to 1981 the letters began to cover larger and larger sheets of varying colours, to underline the presence of stray events of great history, called meaningfully by Dadamaino I fatti della vita (The facts of life). Here the marks already present in the Alfabeto della mente, definitively break away from the idea and the shape of a painting, and are repeated constantly and at regular intervals, determining an intermittent sequence of "mark-pause-mark-pause". 560 ink on canvas and paper works went on to be displayed in the personal room dedicated to her at the 1980 Venice Biennale, and at the grand anthological exhibition organised in 1983 by the Padiglione d’Arte Contemporanea in Milan (Contemporary Art Pavilion), where sheets, papers, and canvases covered the walls creating an unflagging accumulation of visual stimuli. In 1981 she exhibited at the Nuremberg Institut für Moderne Kunst, at the Galerie Walter Storms in Villingen and at the Plurima in Udine, then in 1982 she was in Varese at the Butti Museum in Viggiù. From the beginning of the Eighties, she worked on her famous Costellazioni (Constellations) cycle, where the marks returned to being deployed confusedly across the white space of the support medium. The marks aggregate, they branch out and overlap in total freedom, and appear to be a prelude to the series (1987-1993) entitled Movimento delle cose (Movement of things), presented at the 1990 Venice Biennale. Paper and canvas are substituted with polyester on which the artist uses mordants to scratch the surface with tiny lines that aggregate and scatter in a "macrocosm" that becomes ever more metaphysical and rarified. Between 1993 and 1994 she held numerous solo exhibitions in Switzerland and Italy, and in 1995 she was invited to Esslingen for the “Zero Italien. Azimuth/Azimut 1959/60 in Mailand Und heute” exhibition. Dadamaino's research had by now entered its final stage: in Sein und Zeit (1996-1997) the polyester support medium, being free from frame structures - and with its light refraction - allowed the marks to attain the highest degree of three-dimensional freedom, in a total ebb and flow of materials. During this period she held an important solo show at the Stiftung für Konstruktive und Konkrete Kunst in Zurich, and was invited to participate at the “Il rinnovamento della pittura in Italia” (The renewal of painting in Italy) exhibition held at the Palazzo dei Diamanti in Ferrara. In 2000 the Bochum museum dedicated a generous anthological exhibition to her, sealing Germany's debt to this great artist and her eclectic work. Dadamaino died in Milan on 13th April 2004.

A cura di | Curated by
Claudia Amato