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Henk Peeters

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Biografia di Henk Peeters

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Henk Peeters
(The Hague, 8 December 1925- Gelderland, 13 April 2013) 

Henk Peeters fu il più importante membro del gruppo olandese Nul , in particolare per quanto ne riguardava l’organizzazione: mantenne contatti su scala internazionale; organizzò le esposizioni internazionali ZERO (Nul) al Museo Stedelijk di Amsterdam e diede un grande contributo con i suoi scritti sulla teoria dell’arte. Fu anche il primo che partecipò attivamente alle mostre internazionali con gruppi artistici differenti, come lo Zero tedesco, l’italiano Azimuth e con artisti di spessore come Yves Klein, Yayoi Kusama e Lucio Fontana. Diede il via al progetto (utopico) “Zero on Sea”, con la partecipazione di oltre cinquanta artisti provenienti da dieci nazioni. Peeters è sempre rimasto fedele ai concetti fondamentali del movimento Nul, fino alla sua morte nel 2013. Voleva sfruttare i suoi lavori artistici per rendere cosciente l’osservatore dell’ambiente circostante; desiderava produrre un lieve innalzamento di coscienza, così com’era. I materiali che Peeters selezionava per i suoi lavori avevano, spesso, un aspetto tattile, ma allo stesso tempo creava una sorta di intoccabilità; così ha bloccato una candela che si assottiglia dietro a dei fogli di plastica, o ha messo una rete davanti a del cotone idrofilo. Utilizzava anche il fuoco sulle tele, lasciandovi sopra tracce di fumo denso, oppure creò dei buchi bruciando la plastica, vale a dire le cosiddette “Pirografie”. Con questi  lavori, spesso bianchi, venne accostato visualmente agli artisti del gruppo Zero tedesco, ma ebbe anche chiare relazioni con il Nouveau Realisme; Peeters utilizzò anche i ready-made, che comprava in un magazzino a poco prezzo, che isolò nell’opera d’arte. Per quanto riguardava i ready-made, aveva delle preferenze per i moderni e, asettici, materiali industriali, come la plastica e il nylon. Disse: “con la mia opera ho sempre voluto che sembrasse più nuova possibile, come se fosse appena uscito da HEMA (il negozio olandese di catene). Non deve essere resa come un’opera d’arte, non avevo bisogno di lana artistica di cotone”.  Henk Peeters lavorò anche con i fenomeni naturali, come il riflesso della luce e dell’acqua, il ghiaccio, la pioggia, la neve e la nebbia. Alla fine, Henk Peeters, divenne lui stesso un’opera d’arte nel 1961 quando Piero Manzoni lo designò come tale, venne successivamente certificato e firmato dall’artista italiano. Henk Peeters, inoltre,  fino alla sua morte restaurò le opere d’arte provenienti dal periodo del gruppo Nul del quale rimase il portavoce attivo.

 

IL GRUPPO NUL

Il gruppo Nul, è stato un collettivo di artisti olandesi che nacque fra il 1961 e il 1966. Gli artisti Armando, Jan Henderikse, Jan Schoonhoven e Henk Peeters erano il nucleo di questo gruppo, che aveva delle affinità con il movimento internazionale ZERO formato a Düsseldorf. Condividevano entrambi la ricerca per una nuova oggettività nell’arte. Gli artisti olandesi avevano in precedenza esposto come collettivo dal 1958, sotto il nome di Gruppo Informale Olandese e, hanno notato di avere una comune dedizione riguardo al bandire l’espressione personale e per dipingere composizioni libere da immagini. La mostra “Nul” al Museo Stedelijk ad Amsterdam nel 1962 fu il loro evento più importante nei Paesi Bassi, organizzata da Henk Peeters. Presentava un’ampia panoramica del movimento internazionale ZERO e includeva artisti da Francia, Italia, Germania, Svizzera e dal Belgio. In aggiunta alle varie esposizioni di Düsseldorf, Parigi e Milano, ne seguì un’altra nel 1964 al Gemeentemuseum a L’Aia. Intitolata “ZERO-0-Nul”, la mostra presentò le opere di Armando, Henk Peeters e Jan Schoonhoven, assieme alle opere degli artisti del Gruppo Zero tedesco Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker. Nel 1965 fu organizzata la mostra “nul negentienhonderd vijf en zestig”, sempre al Museo Stedelijk ad Amsterdam, nella quale gli artisti del gruppo giapponese Gutai vennero esposti con gli artisti del gruppo Zero europeo. In occasione di Nul62, Nul65 allestirono un’ampia panoramica visuale sui raggiungimenti internazionali del movimento ZERO e includevano artisti di collettive come Azimuth da Milano e Zero da Düsseldorf, così come Yayoi Kusama, che ormai viveva stabilmente a New York e l’artista americano George Rickey.  I vari artisti dei collettivi organizzarono le loro mostre e produssero le loro pubblicazioni in proprio, in cui presero posizione contro l’ordine costituito. Volevano rompere con le strutture esistenti, con le istituzioni e mostrarono un ottimismo incondizionato circa le possibilità di progresso tecnologico. Le esposizioni, non necessariamente dovevano essere allestite nei musei. Loro producevano gli oggetti con moderni materiali industriali, come la plastica, l’alluminio e altri oggetti quotidiani, come le lampadine e i motori. Crearono installazioni totali sfruttando il suono, la luce e il movimento. Pianificarono in seguito, senza mai realizzare, il progetto “Zero op Zee” (Zero on Sea) che avrebbe dovuto organizzarsi nel 1966 alla Passerella Scheveningen, fu un perfetto esempio del loro ottimismo riguardo alle possibilità della tecnologia e la loro dedizione per integrare l’arte con la realtà quotidiana. Ma, contestualmente, “Zero on Sea” segnò anche la fine del movimento. Ognuno, successivamente, andò per la sua strada, rimanendo fedele ai principi del movimento, approcciando nuove direzioni o rinunciando alla produzione artistica (per una volta).

Nul vuole significare un nuovo inizio, può essere considerato più un’idea e un clima, che uno stile particolare o una forma. Nul mira ad abbandonare tutto ciò che non ha più vitalità e, se necessario, anche la pittura. L’artista compie un passo indietro; le idee comuni ispirano opere praticamente anonime che hanno ben poco in comune con l'arte tradizionale. Cosa emerge sono gli oggetti, le vibrazioni, le strutture e i riflessi. Non la banalità della vita quotidiana, neanche semplicemente la regolarità dei fenomeni ottici: Nul è il dominio tra la “Pop e l’Op” ,o parafrasando Otto Piene: “la quarantena zero, la quiete prima della tempesta, la fase di calma e di risensibilizzazione”. Con queste parole, Henk Peeters, ha introdotto il catalogo della mostra “nul negentienhonderd vijf en zestig”. L’arte fu denudata delle sue forme tradizionali, come la pittura o la scultura. Con l’abbandono dei mezzi tradizionali e con l’intrusione della realtà nell’arte, Zero sorgeva all'alba di una rivoluzione nel campo delle arti visive, che si sarebbe poi svolta nel 1970, ed è quindi da considerare l’apripista per l’arte minimalista, concettuale e Land Art. Sulla scia delle grandi mostre, a New York (Guggenheim 2014), a Berlino (Gropiusbau 2015) e ad Amsterdam (Stedelijk Museum, 2015) vi è ora un rinnovato interesse al Gruppo Zero in tutto il mondo. Nel 2008 fu fondata a Düsseldorf la Fondazione ZERO: una collaborazione tra gli artisti Zero Heinz Mack, Otto Piene, Günther Uecker, Christian Megert e Henk Peeters con la collaborazione del Museo Kunstpalast e con il sostegno economico della città di Düsseldorf. Da allora non c’è mai stata, più che mai, una ricerca tanto approfondita, sfruttando i materiali dell’archivio storico; furono organizzati convegni in tutto il mondo; è stato dato supporto ai progetti e alle attività espositive. Il rinnovato interesse per Zero, non può essere considerato separatamente dalla riconfermata interpretazione del passato attraverso gli sviluppi attuali, in cui i fenomeni della natura e la realtà stessa sono isolati o ingranditi e dove sono trasgrediti i confini tra il reale e l'artificiale. Ancora una volta ci ritroviamo di fronte ad un punto di svolta nella storia, in cui sentiamo un’urgenza di rompere con le attitudini e le convenzioni attuali, come fecero Zero e Nul cinquant’anni fa, offrendo nuove prospettive per il futuro in corso.